La Repubblica Ceca non ci sta…

La Repubblica Ceca non ci sta…

La famigerata direttiva comunitaria 477 sulle armi, recentemente e infelicemente rimaneggiata dall’Unione Europea per combattere il terrorismo, è inutile e dannosa. Limita la libertà dei cittadini onesti, crea una burocrazia inutile e non fa nulla di concreto per impedire la circolazione di armi clandestine. Questo è in breve il pensiero di Milan Chovanec, ministro dell’Interno della Repubblica Ceca, che ha deciso di impugnarne il testo di fronte alla Corte di Giustizia in Lussemburgo, chiedendo di fatto la sua abolizione. In una intervista il socialdemocratico Chovanec ha dichiarato: “L’Unione Europea si è spinta troppo oltre le sue competenze con questa direttiva. Si tratta di una punizione di massa inaccettabile nei confronti dei cittadini che detengono legalmente le armi. Fornitemi le prove di un solo attacco terroristico in Europa che sia stato commesso con armi legalmente detenute”, ha chiesto al Parlamento Europeo il ministro Chovanec, che ha poi aggiunto: “Noi non vogliamo disarmare i nostri cittadini nel momento in cui il livello di sicurezza in Europa sta toccando il livello più basso“.

Milan Chovanec, ministro dell’Interno della Repubblica Ceca.
Milan Chovanec, ministro dell’Interno della Repubblica Ceca.

La posizione della Repubblica Ceca nei confronti della Direttiva comunitaria 477 è facile da comprendere: si tratta di uno dei Paesi europei con il minore indice di criminalità e una delle leggi sulle armi più permissive; con una popolazione di poco superiore ai dieci milioni di abitanti vede quasi un milione di armi detenute lecitamente. Inoltre non si deve dimenticare che una delle più fiorenti aziende nazionali è la Česká Zbrojovka Uherský Brod, più nota come CZ e tra i più grandi produttori di armi a livello mondiale, che da sola offre lavoro a quasi duemila operatori specializzati con un fatturato annuo di centoventi milioni di euro. Ma non finisce qui, perché qualche settimana fa il parlamento della giovane nazione ceca ha approvato un emendamento alla costituzione che permette ai cittadini legalmente armati di prendere parte alla difesa del Paese in caso di attacco terroristico. Per la prima volta quindi una democrazia moderna affida un ruolo attivo e costituzionale ai suoi cittadini più fidati, in controtendenza con tutti gli altri governi europei (compreso il nostro) che al contrario fanno di tutto per limitare l’accesso dei cittadini incensurati alle armi sportive.

Si tratta di una dimostrazione di civiltà e onestà intellettuale davvero straordinaria, che certo non ci aspettiamo venga fatta propria dalla nostra classe politica. Dimostra che il governo ceco vede i suoi cittadini legittimamente armati come una preziosa risorsa e non come una fonte di pericoli e problemi, di cui diffidare. E intanto salvaguarda una importante azienda nazionale. Forse anche i nostri governanti, a parole ossessionati dal creare posti di lavoro e spostare di uno zero-virgola il PIL verso l’alto, dovrebbero svegliarsi e fare i conti con la realtà. Ogni anno il mercato delle armi sportive e delle munizioni significa per l’Italia oltre quattro miliardi di Euro di fatturato e più di centomila posti di lavoro estremamente qualificati. Proteggere questo comparto produttivo, anche da norme vessatorie come la Direttiva comunitaria 477, oltre che essere strategico è doveroso.