Modifiche al Codice Penale in materia di legittima difesa

Modifiche al Codice Penale in materia di legittima difesa

La “legittima difesa”, già da molto tempo riconosciuta dal Codice Penale e disciplinata dal suo articolo 52, assicura la non punibilità del cittadino che sia costretto a ricorrere alla forza e alla violenza per difendere sé o altri in una improvvisa e imprevista situazione di pericolo imminente, quando non gli sia possibile richiedere l’intervento delle forze di polizia per ragioni di tempo e di luogo.

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Periodicamente, episodi di cronaca cruenti ripropongono il delicato tema della inadeguatezza di tale causa di esclusione del reato e in tempi recenti le istanze di una vasta parte dell’opinione pubblica hanno dato corpo a un provvedimento legislativo – in corso di approvazione – che cerca di garantire ulteriormente la posizione di chi è costretto a esercitare siffatta autodifesa e interviene tanto sull’articolo 52 del Codice Penale, specificando che si considera sempre legittima la reazione a una aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno, quanto sull’articolo 59 sulla disciplina dell’errore, stabilendo che la colpa di chi si difende deve essere sempre esclusa quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione.

Naturalmente, come ha sottolineato il relatore David Ermini, per evitare ogni tipo di arbitrio o anche che possano consumarsi veri e propri omicidi dolosi, in ambito familiare, magari premeditati e “mascherati” da legittima difesa, il provvedimento prevede che debba esservi, in ogni caso, la valutazione del caso concreto da parte del giudice.

Per iniziativa di un altro parlamentare, Walter Verini, per chi viene prosciolto o archiviato nei casi di legittima difesa viene inoltre riconosciuto il diritto al rimborso delle spese legali sostenute.

Lady[RGB][Lo-Res]Per ulteriori approfondimenti rinviamo ai lavori parlamentari Modifica agli articoli 52 e 59 del Codice Penale in materia di legittima difesa AC 3785 A/R-bis e abb. – relatore David Ermini – e ai relativi dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Come funziona l’istituto della legittima difesa

L’istituto della legittima difesa si colloca tra le cause di giustificazione del reato e trova il suo fondamento nella necessità di autotutela della persona che si manifesta nel momento in cui, in assenza dell’ordinaria tutela prevista dall’ordinamento, viene riconosciuta entro determinati limiti una deroga al monopolio dello Stato dell’uso della forza. Come detto, la disciplina della legittima difesa è contenuta nel primo comma dell’articolo 52 del Codice Penale che stabilisce i requisiti in presenza dei quali è esclusa la punibilità. Tali requisiti sono: l’esistenza di un diritto da tutelare, proprio o altrui; la necessità della difesa; l’attualità del pericolo; l’ingiustizia dell’offesa; il rapporto di proporzione tra difesa e offesa.

Con il riferimento all’articolo 614 del Codice Penale, la legge numero 59 del 13 febbraio 2006 ha poi aggiunto all’articolo 52 un secondo e un terzo comma, introducendo la cosiddetta “legittima difesa domiciliare” (o “legittima difesa allargata”) autorizzando l’uso di un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo per difendere la propria o altrui incolumità o i beni propri o altrui: in questo secondo caso, le condizioni sono che il reo non abbia desistito dall’azione illecita e che sussista il pericolo di aggressione. In presenza di queste condizioni, è stata introdotta una sorta di presunzione legale del requisito di proporzionalità tra difesa e offesa.

L’articolo 55 del Codice Penale definisce invece il caso di un eccesso colposo della legittima difesa, che si verifica quando, pur non essendoci la volontà di commettere un reato, viene meno proprio il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa in base a una errata valutazione colposa della reazione difensiva.

La valutazione dell’accaduto è così rimessa al giudice, che terrà conto di una serie di circostanze oggettive: l’esistenza di un pericolo attuale o di una offesa ingiusta, i mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito e il modo in cui ne ha fatto uso, il bilanciamento tra l’importanza del bene minacciato dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce.

Foto notizie legittima difesaPartendo dal presupposto che il secondo comma dell’articolo 52 dà già una importante e significativa risposta all’esigenza di tutelare chi si trova nella propria abitazione o attività commerciale, l’obiettivo della proposta di legge è quello di dare a questo soggetto ulteriori garanzie.

A tale scopo, dopo il citato prima comma dell’articolo 52 se ne inserisce un altro che specifica come si debbano considerare legittima la reazione a una aggressione compiuta in tempo di notte ovvero la reazione in seguito all’introduzione nei luoghi descritti dall’articolo 614 sempre del Codice Penale usando violenza alle persone o alle cose ovvero con la minaccia o l’inganno. Restano ovviamente fermi i criteri fissati al primo comma, a cominciare dall’attualità del pericolo e dal rispetto della proporzione tra difesa e offesa.

Insieme a questo, una modifica molto importante voluta in particolare dal relatore David Ermini è quella che riguarda l’articolo 59 del Codice Penale (sulle circostanze non conosciute o erroneamente supposte, le cosiddette “circostanze putative”). Viene infatti aggiunto un comma in base al quale nella legittima difesa domiciliare è sempre esclusa la colpa della persona legittimamente presente nel domicilio che usa contro l’aggressore un’arma altrettanto legittimamente in suo possesso: se l’errore si verifica in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale; se l’errore è conseguenza di un grave turbamento psichico e se questo turbamento è causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione. Se, insomma, in condizioni di forte stress emotivo si percepisce una situazione “putativa” che rientrerebbe in tal caso in quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 52, non vi può essere spazio per individuare l’eccesso di legittima difesa.

La valutazione del caso concreto spetta sempre e comunque al giudice, escludendo ogni tipo di automatismo e considerando l’iscrizione nel registro degli indagati non solo un atto dovuto, ma una garanzia per l’indagato.

Grazie a un successivo emendamento, è stato poi previsto il risarcimento delle spese legali per chiunque venga prosciolto o archiviato nei casi di legittima difesa.

Nel complesso, dunque, lo spirito del provvedimento è racchiuso nell’esigenza di garantire una legittima difesa anche putativa, contemperando da una parte il diritto dei cittadini alla propria tutela quando lo Stato non può intervenire tempestivamente e dall’altra l’obbligo di non concedere a chiunque la licenza di uccidere un essere umano perché commette o tenta di commettere una violazione di domicilio, fuggendo quando avverte la presenza del proprietario. In questi casi sarà consentita la difesa, ma nei rigorosi limiti della proporzione, “presunta” solo in presenza dei requisiti stabiliti dal secondo comma dell’articolo 52 del Codice Penale.

Allegato

La Camera dei Deputati ha approvato, il 4 maggio 2017, la seguente proposta di legge d’iniziativa del deputato Ermini:

Modifiche agli articoli 52 e 59 del Codice Penale in materia di legittima difesa

Articolo 1

(Modifiche agli articoli 52 e 59 del Codice Penale)

52. Difesa legittima

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Fermo quanto previsto dal primo comma, si considera legittima difesa, nei casi di cui all’articolo 614, primo e secondo comma [Violazione di domicilio], la reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno.

Nei casi di cui al secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Le disposizioni di cui al secondo e al terzo comma si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

59. Circostanze non conosciute o erroneamente supposte

Le circostanze che attenuano o escludono la pena sono valutate a favore dell’agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti.

Le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dell’agente soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa.

Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze aggravanti o attenuanti, queste non sono valutate contro o a favore di lui.

Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.

Nei casi di cui all’articolo 52, secondo e terzo comma, la colpa dell’agente è sempre esclusa quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione posta in essere in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica o per la libertà personale o sessuale.

Articolo 2

(Onorari e spese del difensore)

1. L’onorario e le spese spettanti al difensore della persona dichiarata non punibile per aver commesso il fatto per legittima difesa o per stato di necessità sono a carico dello Stato.

2. Per la liquidazione dell’onorario e delle spese di cui al comma 1 si osservano le disposizioni del testo unico in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

3. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo, valutati in euro 295.200 euro a decorrere dall’anno 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della Giustizia.

4. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.