Revolver Nagant M1895

Revolver Nagant M1895

Il revolver Nagant M1895 è un’arma dalla lunga vita, di leggendaria robustezza e di elevata precisione. Con l’aggiunta di un ingegnoso, peculiare dispositivo per sigillare canna e tamburo, che richiede l’impiego di una speciale cartuccia il cui bossolo allungato assicura la tenuta dei gas.

Resta un mistero come mai lo Stato Maggiore dell’esercito imperiale russo, estremamente conservatore, abbia deciso alla finde dell’ Ottocento di sostituire la Smith & Wesson in calibro .44 Russian: il vecchio revolver aveva incontrato il favore dei militari, tanto che ne furono ordinati ventimila pezzi.

Non abbiamo traccia, per contro, del come la ‘nuova’ rivoltella sia stata conosciuta in Russia. I fratelli Nagant avevano aderenze a San Pietroburgo e forse un po’ di denaro era passato di mano; non lo sapremo mai, anche se possiamo fare qualche congettura. Forse, oltre ad aderenze a San Pietroburgo, i fratelli disponevano di informazioni utili. Per esempio, una carabina ad avancarica del tamburo esposta nell’Armeria Reale di Torino, costruita da un armaiolo ginevrino e datata 1872, presenta la particolarità del tamburo avanzante. Il meccanismo è parzialmente bloccato e non è stato possibile esaminarne appieno il funzionamento; di smontarlo non se ne parla nemmeno. Peccato. Sarebbe stato interessante stabilire se i fratelli Nagant fossero arrivati in modo autonomo alla loro soluzione o se avessero tratto ispirazione, per così dire, da un lavoro precedente. Magari anche da un’idea di Pieper, come alcuni sostengono.

Lato sinistro di un revolver Nagant 1895 costruito nel 1944 e dotato di guancette in legno.

L’arma che sarebbe diventata il Revolver sistemy Nagana obrazets 1895 goda fu progettata in Belgio dai fratelli Émile e Léon Nagant e adottata da numerosi Paesi sia pure, in tutti i casi salvo uno, senza la sua caratteristica più nota. Ma l’adozione più vasta e duratura, completa di tamburo avanzante, fu quella decisa dalla Russia, che diventerà in seguito l’Unione Sovietica.

La Russia produsse in proprio la pistola a partire dal 1898, tre anni dopo l’adozione, e la continuò fin oltre la Seconda guerra mondiale: benché il modello 1895 fosse stato dichiarato obsoleto nel 1930, infatti, la produzione continuò e finì intorno al 1950. Non per questo la storia dell’arma ebbe termine.

Sulla piattaforma Nagant, nel dopoguerra, furono infatti sviluppate pistole sportive sia in calibro .22 sia nel tradizionale 7,62 Nagant. Inoltre la rivoltella M1895 risulta tuttora impiegata dalla polizia ferroviaria e fino a pochi anni fa era ancora possibile, fuori Mosca, vederla al fianco di alcune guardie armate. È interessante notare che in questi casi l’arma ha almeno il doppio degli anni dell’uomo che la porta, se non il triplo o addirittura il quadruplo.

La meccanica: analisi tecnica

Da un punto di vista tecnico le Nagant erano già obsolete al momento dell’adozione. Non solo, per fare un esempio, la nostra Bodeo modello 1889 aveva il sistema Abadie per facilitare la ricarica, ma con lo stesso dispositivo, in Austria, erano state sperimentate rivoltelle nel 1893 e 94. Inoltre il mondo armiero era in fermento: tre anni prima la Colt aveva realizzato un modello con il cilindro basculante lateralmente, presentato poi all’esposizione di Columbus nel 1893.

Lato destro di un revolver Nagant 1895 prodotto nel 1936. Ha le guancette di bachelite rossa.

A favore del progetto dei fratelli Nagant stava l’errata convinzione che il gap tra canna e tamburo fosse un problema da risolvere. È vero che la fuga di gas tra le due parti determina un decremento della velocità, ma nella realtà esso è trascurabile e non giustifica un meccanismo complesso. Per avere un risultato migliore sarebbe stato sufficiente usare una cartuccia più potente della deboluccia 7,62 Nagant; come del resto fecero tutti, visto che il sistema non fu adottato da altri. Peraltro il sistema con sigillo del gap consentiva l’uso di un silenziatore, che fu quasi immediatamente progettato dai fratelli Mitin e adottato con il nome di dispositivo Bramit sia dalla NKVD sia, durante la Seconda guerra mondiale, da alcuni corpi speciali dell’esercito sovietico. Nella lunga vita dell’arma qualche Nagant silenziata, fu ancora trovata in mani vietcong durante la guerra del Vietnam.

L’arma è una pistola a rotazione a telaio chiuso con cilindro non basculante della capacità di sette colpi. Caricamento e scaricamento si effettuano attraverso uno sportellino sul lato destro, una cartuccia per volta. L’espulsione dei bossoli avviene per mezzo di una bacchetta che, quando non è in uso, è collocata all’interno dell’asse del tamburo, dal quale è estratta e collocata in posizione, ruotandone il supporto intorno alla canna, al momento dell’uso. Per evitare che la bacchetta si muova all’atto dello sparo, vi è praticato uno scasso in cui si alloggia la testa di una molletta, posta di lato al supporto.

Lo sportellino di caricamento in posizione aperta. Purtroppo i molti punzoni di banco italiani deturpano l’estetica di quest’arma da collezione.

L’arma originale aveva azione mista, ma il governo zarista dispose che molti esemplari fossero convertiti alla sola azione singola; quelli che mantennero la doppia azione furono assegnati solo agli ufficiali e alla polizia. L’Armata Rossa farà produrre soltanto armi con azione mista, e convertirà anche molte delle rivoltelle a sola azione singola.

Circa ventimila esemplari furono acquistati tra il 1895 e il 1899, prodotti sia dalla Nagant & C.ie sia da Pieper e venduti da Nagant. Peraltro la Russia aveva acquistato brevetto e macchinari per costruire l’arma nell’arsenale di Tula, dove la produzione ebbe inizio – pare con i soli modelli a singola azione – tra il 1898 e il 1899 per continuare con lo stesso modello fino al 1917. Da quel momento in poi furono costruite solo rivoltelle ad azione mista, fino a un totale di oltre 1.100.000 pezzi; difficile determinare la quantità esatta perché ogni anno le matricole ripartivano da zero. L’ultima produzione ebbe luogo nell’arsenale di Izhevsk, dove fu trasferita dopo l’adozione della pistola semiautomatica di Fëdor Tokarev.

Il cilindro, o tamburo, avanzante a cui si è accennato ha la funzione di assicurare tutta l’energia dei gas di sparo per spingere il proiettile, impedendone la perdita per sfiato tra canna e tamburo. Armando il cane, sia in singola sia in doppia azione, una culatta mobile avanza sospingendo il tamburo. La particolare munizione ha un bossolo particolarmente lungo che sopravanza il proiettile, molto affondato. Quando il tamburo avanza, spinto dalla culatta mobile, la bocca del bossolo entra nella culatta della canna e al momento dello sparo la dilatazione anelastica del bossolo prodotta dalla deflagrazione sigilla il gap tra canna e tamburo. Rilasciando il grilletto il tamburo arretra e può così ruotare per sparare il colpo successivo.

Il recupero di potenza ottenuto con questo ingegnoso espediente non giustifica in alcun modo un simile meccanismo; tuttavia la meccanica è più semplice di quanto si possa pensare. Al solito le foto sono più chiare della descrizione.

Rimosso il tamburo, si osserva meglio la culatta mobile che, armato il cane, lo spinge in avanti per realizzare il temporaneo incastro.

La culatta mobile è un elemento forato per il passaggio del lunghissimo percussore ed è incernierato nel castello. Questo le consente di ruotare intorno al perno fino a sporgere da una apertura praticata nello scudo. Dietro la culatta mobile, in uno scasso del castello può scorrere verticalmente un elemento che è mosso dal grilletto.

Il tamburo separato dall’arma. Qui ne vediamo la faccia anteriore, così lavorata per realizzare la tenuta con il vivo di culatta della canna.

Questo elemento, insinuandosi dietro la culatta mobile, la costringe ad avanzare, sicché essa sospinge il tamburo, il cui albero molleggiato gli consente di avanzare nella misura voluta. Al contempo, l’elemento che spinge la culatta mobile fa anche da sicura automatica. Si disloca solo con la pressione sul grilletto e soltanto quando è nella sua posizione superiore permette al percussore di raggiungere l’innesco. Altrimenti il cane andrebbe a picchiare contro l’elemento scorrevole e ne verrebbe arrestato. Tutto ciò aggiunge qualche complessità alla meccanica, ma non tanta quanto si penserebbe. C’è da rimanere ammirati per la semplicità della soluzione adottata, con così poche parti in movimento. D’altra parte anche il castello è semplificato; il ponticello del grilletto è un elemento separato, assicurato a un perno e tenuto in sede da una vite.

Un’arma antiquata ma affidabile

Nel suo essere così rétro, la Nagant è peraltro una buona rivoltella, affidabile e precisa, che si guadagnò sul campo la sua notorietà, elevata al punto che nell’ex Unione Sovietica il sostantivo nagant era divenuto sinonimo di rivoltella.

Le finiture del modello 1895 sono quelle delle armi russe, ma non è detto che ciò sia obbligatorio. Per esempio l’ordinanza svedese Husqvarna resta una delle armi meglio finite in un periodo in cui le buone finiture erano la consuetudine in quasi tutti i Paesi. La costruzione del nostro M1895 peraltro è superba, mantenendo anche in questo le caratteristiche delle armi russe. La meccanica presenta aggiustaggi manuali, testimoniati dal numero di matricola riportato sulla molla. La robustezza, collaudata nel rigore dell’inverno russo e nel fango del disgelo, è addirittura leggendaria.

Nelle due immagini si vede molto bene come armando il cane il tamburo trasli in avanti, chiudendo il gap che lo separa dal vivo di culatta.

Quanto all’azione, che molti definiscono semplicemente perversa, è questione di abitudine. Lo scatto in singola azione è duro, d’accordo. Ma è pulitissimo, senza impuntamenti o grattamenti di sorta, con un’uscita appena leggermente roll-over che consente di spremere dall’arma tutta la non poca precisione di cui è capace. Lo scatto in doppia azione risente dell’elemento a saliscendi che deve insinuarsi dietro la culatta mobile. Ma provando a togliere quell’elemento e saggiando la doppia azione, la si trova tanto pulita e filante che ancor oggi molti costruttori potrebbero prenderne esempio.

Nel suo costo tutto sommato modesto la pistola resta un esempio affascinante di arma militare e di progettazione fin de siècle. Spara sempre: per utilizzarla, fonti americane riferiscono di aver provato anche il .32 S&W Long o addirittura il .32 Magnum; la rivoltella è senza dubbio sufficientemente robusta, anche se forse il .32 Magnum la stressa un poco. La conseguenza della scelta è di ottenere bossoli gonfiati, ma se non avete intenzione di ricaricarli non c’è problema.

Un problema, peraltro, è nel tempo necessario per ricaricare l’arma. Dovete aprire lo sportellino, estrarre e ruotare la bacchetta, allinearvi una camera e spingere la bacchetta per estrarre il bossolo. Riportare in avanti la bacchetta e ripetere l’operazione su ciascuna delle sette camere. A questo punto la bacchetta può essere riposta nel suo alloggiamento e si introdurranno sette cartucce, una a una. Si chiude lo sportellino e l’arma è nuovamente pronta al fuoco, sempre che l’avversario sia stato disponibile ad aspettare tutto quel tempo prima di spararvi di nuovo.

Ringraziamo l’armeria Gunstore di Milano (www.gunstorebunker.com) per la collaborazione prestata.

Scheda tecnica

Fabbricante: Nagant & C.ie, Anciens Établissements Pieper, e arsenali di Tula e Izhevsk

Modello: M1895

Tipo: Pistola a rotazione a telaio chiuso

Funzionamento: tamburo avanzante, non basculante

Calibro: 7,62 Nagant (7,62x38mmR); energia standard del proiettile 29,1 kgm

Congegno di percussione: cane a rimbalzo

Alimentazione: tamburo, capacità 7 cartucce

Lunghezza canna: 115 mm

Lunghezza totale: 235 mm

Peso: 750 g (scarica)