Come trasportare le armi per esercitarsi al tiro

Come trasportare le armi per esercitarsi al tiro

Dopo esserci occupati di come fare per essere in regola nell’acquisto e nella detenzione di armi, pensiamo sia utile occuparci ora di come sia possibile – sempre nel rispetto della legge – utilizzare un’arma da sparo portandola o trasportandola ai campi di tiro.

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In questo articolo tratteremo l’argomento “trasportare le armi” dal punto di vista di chi intende frequentare un poligono di tiro, anche se i temi che toccheremo possono interessare anche chi intenda utilizzare un’arma per caccia o per difesa. La normativa in materia non è delle più semplici ed è, oltretutto, soggetta a numerose e contrastanti interpretazioni da parte dei giudici, sicché non è sempre facile stabilire come comportarsi. Prima di tutto precisiamo che, questa volta, ci occupiamo unicamente delle armi da sparo, che sono tutte le armi da fuoco e quelle ad aria compressa o a gas di potenza superiore a 7,5 Joule (quelle di potenza inferiore sono sottoposte a una diversa regolamentazione, di cui ci occuperemo in un’altra occasione).

Una distinzione fondamentale

Occorre introdurre a questo punto la basilare distinzione tra porto e trasporto di un’arma: il primo consiste nel tenere un’arma a portata di mano, pronta all’uso, in condizione di rapido impiego; il secondo consiste nel trasferire un’arma da un luogo all’altro ma con modalità tali da non consentirne l’immediato utilizzo (per esempio, scarica in un contenitore ben chiuso). Dal momento che le persone che desiderano utilizzare un’arma in poligono non hanno bisogno di portarla carica e pronta all’uso durante il tragitto da casa al campo di tiro, non c’è alcuna necessità che siano autorizzate al porto; a tal fine è sufficiente trasportarla e, perciò, occorre sapere come farlo nel rispetto delle leggi vigenti. Ovviamente, una volta giunti all’interno del poligono, a determinate condizioni e nel rispetto delle norme di sicurezza è consentito tenere l’arma carica e pronta all’uso ma solo sulla linea di tiro e sempre sotto il controllo dei commissari e degli istruttori del poligono stesso. In questo caso, come vedremo, non si configura il porto dell’arma, dato che il suo utilizzo non avviene propriamente in un luogo pubblico o aperto al pubblico. La legge, infatti, vieta il porto di armi da sparo in luogo pubblico o aperto al pubblico (articoli 4 e 7 della legge numero 895 del 2 ottobre 1967).

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Ne deriva che – fatti salvi i problemi di custodia, di cui ci siamo già occupati in un precedente articolo – in casa propria si può portare un’arma da sparo, cioè tenerla carica e pronta all’uso a proprio piacimento. Inoltre, chi ha la fortuna di possedere ampi spazi interni o esterni, delimitati in modo da non consentire il libero accesso di estranei, può portare armi anche nel resto della sua proprietà, purché si tratti di appartenenze della sua abitazione e che siano di suo possesso esclusivo: non devono quindi essere aree condominiali. Invece, quando ci si muove nell’ambito di luoghi pubblici o aperti al pubblico – come per esempio strade, locali d’intrattenimento, uffici pubblici e così via – non è consentito portare armi se non si è in possesso della specifica licenza di porto d’arma; e, in certi casi, non è consentito portarla neppure con la licenza, come per esempio in occasione di pubbliche riunioni. Come vedremo, anche per il trasporto è richiesta una autorizzazione specifica o un titolo di polizia che lo consenta.

I permessi di porto d’armi

Tra i titoli amministrativi che consentono il trasporto vi sono i permessi di porto d’armi. Pertanto, è necessario spiegare che cosa sono, chi li rilascia e a quali condizioni. La legge prevede più di un titolo riconducibile alla categoria dei permessi di porto d’armi: in una sorta di gerarchia, essi sono la licenza di porto di pistola o rivoltella per difesa personale; la licenza di porto di fucile per difesa personale; la licenza di porto di fucile per uso di caccia; infine, la licenza di porto di fucile per l’esercizio del tiro a volo (esiste in realtà anche la licenza di porto di bastone animato, ma non ne tratteremo trattandosi di una autorizzazione ormai desueta da molto tempo).

La licenza di porto di pistola o rivoltella per difesa personale viene rilasciata dal prefetto per dimostrato bisogno, presupposto che, nel corso del tempo, ha assunto nella prassi un significato sempre più restrittivo. In linea di massima, la licenza in parola viene rilasciata solo a persone che, per ragioni professionali, maneggiano ingenti somme di denaro liquido, commerciano gioielli, oppure svolgono una attività che li espone a rischi particolari o hanno bisogno di poter portare armi per ragioni professionali come i periti balistici e gli investigatori privati. La licenza viene rilasciata anche, con relativa maggiore facilità, alle persone che svolgono la professione di guardia particolare giurata, dato che, di regola, tali persone devono portare armi quando sono in servizio. Analoga possibilità è concessa a talune categorie di guardie volontarie: per esempio, alle guardie venatorie.

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Le altre licenze sopra menzionate vengono rilasciate dal questore. La loro durata è variabile; sei anni per le licenze di porto di fucile, cinque anni per quella di porto di pistola o rivoltella, quest’ultima però con rinnovo annuale.

Ci sono presupposti comuni per il rilascio delle licenze di porto d’armi: aver compiuto diciotto anni, essere incensurati o comunque non avere riportato condanne che la legge ritiene ostative, aver tenuto in passato buona condotta, essere in grado di dimostrare l’abilità al maneggio delle armi, e risultare fisicamente sani. Per dimostrare quest’ultima qualità occorre presentare uno specifico certificato medico che escluda problemi psichici e tossicodipendenze, e attesti vista e udito adeguati, valutati sulla base di specifici regolamenti interministeriali. Inoltre, per ottenere la licenza di porto di fucile per uso di caccia occorre sostenere un esame per provare la propria competenza specifica nel settore, che prende forma nella licenza per l’abilitazione all’esercizio venatorio. Le due licenze di porto d’armi per difesa personale – porto di pistola o rivoltella, porto di fucile – sono assoggettate a discrezionalità amministrativa circa la sussistenza dei presupposti per il loro rilascio, con la conseguenza che l’autorità competente (prefetto o questore) può negarla sulla base di un proprio motivato apprezzamento. Invece, le altre due licenze, cioè il porto di fucile per uso di caccia e porto di fucile per il tiro a volo, devono essere rilasciate in presenza dei presupposti di legge: incensuratezza, idoneità psicofisica, abilità al tiro e – per la sola licenza di caccia – superamento dell’abilitazione all’esercizio venatorio. Questo significa che qualunque cittadino maggiorenne, in possesso delle prerogative sopra menzionate, ha diritto alla licenza di porto di fucile, che non gli può essere negata se non in presenza di specifiche ragioni ostative: per esempio, a causa di determinati precedenti penali o per la mancanza del requisito della buona condotta.

Porto e trasporto per i titolari di permesso

Una volta spiegato per grandi linee come ottenere una licenza di porto d’armi, vediamo in che modo la titolarità di una licenza permette lo svolgimento di attività di tiro a segno. Va da sé che ogni licenza consente il porto di una determinata tipologia di armi. La licenza di porto di pistola o rivoltella autorizza perciò a portare armi corte mentre quelle di porto di fucile per difesa personale, per uso di caccia o per tiro a volo consentono di portare armi lunghe. Si dice che ogni licenza consente di portare una certa tipologia di armi, indipendentemente dalle finalità del porto. Quest’ultima affermazione deve essere correttamente compresa: per esempio, andare a caccia in periodo di caccia chiusa costituisce reato ma chi lo fa, se in possesso della licenza in corso di validità, non risponde del reato di porto abusivo dell’arma. Al di fuori di situazioni patologiche, come quella citata, dal principio espresso discende che, per esempio, il cacciatore titolare di licenza di porto può portare l’arma per provarla o per tarare le mire, così come chi sia in possesso di licenza di porto di pistola può esercitarsi in un luogo aperto, sia pure a determinate condizioni (essenzialmente, in un contesto che escluda rischi per i terzi). In linea generale, possiamo dire che è sicuramente vietato portare armi lunghe se si è titolari di sola licenza di porto di pistola, così come è vietato portare armi corte a chi è titolare di sola licenza di porto di fucile. La violazione è sanzionata con la reclusione e con la multa dai già citati articoli 4 e 7 della legge numero 895/1967.

Trasporto delle armi

Come già accennato, il trasporto consiste nel trasferire un’arma da un luogo all’altro ma in condizioni tali da escluderne l’immediato e pronto utilizzo. Sul piano pratico, non esistono regole precise ma solo massime di buon senso. Anche l’unica circolare ministeriale esistente in materia – la circolare 559/C.3159–10100(1)1 del 14 febbraio 1998, avente per oggetto: Trasporto di armi comuni da sparo – omette di descrivere le modalità del trasporto ma si limita a chiarire quali siano i titoli amministrativi che lo consentono. Su questo tema – cioè su cosa si intende per trasporto – esiste una varietà infinita di opinioni, da un estremo all’altro: da chi pretende che il trasporto sia lecito solo se l’arma è completamente smontata a chi pensa che sia sufficiente tenerla scarica.

99117_pistol_casePer avere una guida affidabile su come comportarsi, dobbiamo partire dalla finalità della norma (più volte indicata dalla giurisprudenza della Cassazione), che è quella di evitare il pronto utilizzo dell’arma. Sotto questo punto di vista, è evidente che il fatto che l’arma sia scarica non è sufficiente, dato che anche da scarica può essere utilizzata per minacciare o per commettere un reato, per esempio, una rapina a mano armata: lo ha affermato la Sezione I della Suprema Corte con la sentenza numero 7454 del 6 settembre 1984 (udienza del 19 giugno 1984 numero 1079, imputato: Schisano). Pertanto, il trasporto dell’arma richiede che l’arma sia tenuta scarica ma questa precauzione è condizione necessaria ma non sufficiente, cioè non basta per escludere il reato di porto abusivo. Oltre al fatto che sia scarica, occorre dunque che l’arma sia collocata all’interno di una custodia idonea (esiste in commercio una grande varietà di valigette o di altri contenitori) e, possibilmente, smontata. Tuttavia, lo smontaggio non solo non è prescritto in modo assoluto ma, per giunta, spesso non è neppure possibile, se non avendo un armaiolo al seguito. Ci sono infatti armi – si pensi a una rivoltella – che non possono essere facilmente smontate e, soprattutto, sono di difficile rimontaggio.

In linea generale, riteniamo sufficiente attenersi alle seguenti regole: le rivoltelle devono essere trasportate scariche e in valigetta; le pistole semiautomatiche devono essere private del serbatoio; lo stesso vale per le armi lunghe, a cui deve essere tolto il serbatoio (se ne sono provviste). Se proprio si vuole trasportare l’arma smontata, poiché ogni tipo di arma possiede caratteristiche tecniche peculiari, per evitare problemi che richiederebbero poi l’intervento di un armaiolo, è meglio attenersi allo smontaggio solo di elementi di facile ricomposizione, come l’otturatore dei fucili a ripetizione manuale.

Per il resto, è sufficiente riporre l’arma scarica in valigetta ed evitare di tenerla a portata di mano durante il tragitto. Se ci si muove in auto, la valigetta deve essere collocata nel bagagliaio e non, per esempio, sul sedile. Se ci si muove su mezzi pubblici (il trasporto è consentito su autobus urbani ed extraurbani, in treno e su traghetti F.S.) sarà bene che la valigetta a sua volta sia inserita all’interno di una borsa più grande e che le munizioni siano tenute separate. In ogni caso, è sicuramente consigliabile che sia munita di lucchetto o di chiusura a combinazione: l’importante è che sia impossibile l’uso immediato dell’arma, indipendentemente dalla finalità (anche per legittima difesa).

Come già accennato sopra, anche il solo trasporto richiede il possesso di autorizzazioni. Il trasporto è infatti consentito: previa autorizzazione del questore, che deve essere rilasciata volta per volta, a richiesta dell’interessato (utile, per esempio, in caso di trasloco); a chi sia in possesso della carta di riconoscimento (la cosiddetta carta verde) rilasciata da una sezione del Tiro a Segno Nazionale (TSN) e vidimata annualmente dal questore, che vale solo per la frequentazione del poligono che l’ha rilasciata; a chi sia titolare di licenza annuale di trasporto di armi sportive, concessa dal questore in base all’articolo 3 della legge numero 85 del 25 marzo 1986, la cosiddetta legge Lo Bello; infine, a chi sia titolare di una qualsiasi licenza di porto d’armi.

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È sicuramente il caso di approfondire subito l’ultimo punto. Come abbiamo già detto, ogni licenza di porto d’armi consente di portare legittimamente la tipologia di armi per cui è stata rilasciata. Ovviamente, poiché come si suol dire nel più sta il meno, le armi che si possono portare si possono anche solo trasportare. Questa possibilità è particolarmente utile, per esempio, per il cacciatore che abbia necessità di trasferire l’arma da un luogo all’altro in periodo di caccia chiusa, quando il porto potrebbe essere confuso con atteggiamento di caccia. Ma poi, per maggiore sicurezza lasciamo la parola alla circolare del 14 febbraio 1998 già citata:

Premesso che il trasporto di un’arma ne concretizza il trasferimento da un luogo ad un altro “come oggetto inerte e non suscettibile d’uso”, in assenza quindi della pronta disponibilità che caratterizza il porto, al fine di definire un indirizzo univoco su di un argomento che riveste interesse generale, si forniscono i seguenti chiarimenti.

a) I titolari di licenza di porto d’armi di cui all’art. 42 TULPS (porto di arma corta per difesa personale, porto di bastone animato e porto d’armi lunghe da fuoco, ivi comprese quelle a canna rigata) possono:

– portare il tipo o i tipi d’armi indicati nell’autorizzazione;

– trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo.

[…]

b) I titolari di licenza di porto d’armi lunghe da fuoco con canna ad anima liscia di cui alla legge 323/69 (tiro a volo), possono:

– portare il tipo d’arma oggetto dell’autorizzazione,

– trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo.

c) I titolari di licenza di trasporto delle armi di cui all’art. 3 della legge 25 marzo 1986 n. 85 (armi per uso sportivo), possono trasportare esclusivamente le armi da sparo lunghe e corte classificate sportive ed inserite nell’apposito elenco annesso al Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

d) I titolari della carta di riconoscimento di cui all’art. 76 del Regolamento di esecuzione al TULPS (c.d. carta verde) possono, percorrendo l’itinerario più breve, trasportare dal luogo di detenzione alla sezione (o sezioni) del tiro a segno nazionale cui sono iscritti tutte le armi comuni da sparo utilizzabili nella o nelle sezioni di appartenenza.

e) I titolari della licenza di collezione di cui al terzo comma dell’art. 32 del TULPS possono trasportare, acquistare e vendere le armi di cui all’art. 1 del DM 14 aprile 1982 (antiche, artistiche o rare d’importanza storica).

f) I titolari di nulla osta all’acquisto ex art. 35 TULPS possono trasportare dall’armeria al luogo di detenzione l’arma o le armi comuni oggetto del N.O. o, nel caso di cessione tra privati, trasportare le stesse tra i rispettivi luoghi di detenzione. […]. Quest’ultima indicazione risulta particolarmente utile per chi vada ad acquistare un’arma con il nulla osta rilasciato dal questore, avendo poi, ovviamente, la necessità di trasferire l’arma dal luogo di acquisto alla propria abitazione. Con la circolare citata, il Ministero dell’Interno ha voluto agevolare i titolari di licenza di porto d’armi sul presupposto, del tutto logico, che chi sia stato ritenuto affidabile tanto da consentirgli di portare un’arma carica, non può costituire una minaccia per la sicurezza pubblica se si limita al solo trasporto di una o più armi scariche (sempre sul citato principio che nel più sta il meno). Pertanto, stante il preciso indirizzo ministeriale contenuto nella circolare tuttora in vigore, si può stare del tutto tranquilli se, essendo titolari di licenza di porto d’armi (qualsiasi licenza, indifferentemente per il porto di arma lunga o di arma corta), ci si limita al mero trasporto di un’arma, anche se di tipo diverso rispetto a quella che si è autorizzati a portare.

La licenza per il tiro a volo

Nella pratica, ha trovato ampia diffusione la licenza per l’esercizio dello sport del tiro a volo, prevista dalla legge numero 323 del 18 giugno 1969. Questa particolare licenza, rilasciata dal questore a chi sia sprovvisto di licenza di porto d’armi lunghe da fuoco concessa ad altro titolo, ha una durata di sei anni ed è facile da ottenere, in quanto richiede la sola verifica dei requisiti di affidabilità: assenza di precedenti penali ostativi, buona condotta, idoneità psicofisica, abilità al maneggio. Alcune questure richiedono la prova dell’iscrizione a una associazione sportiva di tiro a volo ma si tratta di una pretesa che non ha alcuna base nella legge.

_DSC3466Il titolo in questione è funzionale allo svolgimento del tiro a volo, che si svolge di solito in campi di tiro aperti, in cui l’utilizzo del fucile configura necessariamente il porto dello stesso. Coloro che – indipendentemente dal fatto che pratichino o non pratichino il tiro a volo – sono titolari di tale licenza hanno la possibilità: di acquistare armi, munizioni e polveri da sparo (ovviamente, sussiste sempre l’obbligo di denuncia); di portare armi lunghe e di trasportare armi corte; di frequentare poligoni di tiro (non aperti in modo indiscriminato al pubblico ma riservati ai soci) dove esercitarsi anche con armi corte, indifferentemente poligoni del Tiro a Segno Nazionale o poligoni gestiti da associazioni private.

Il motivo per cui la licenza in esame ha raggiunto una notevole diffusione è, per l’appunto, che risulta molto più comodo e agevole sottoporsi ogni sei anni e per una sola volta a controlli di polizia piuttosto che doversi recare ogni volta in questura per chiedere il nulla osta all’acquisto di armi e munizioni; così come è molto più agevole il trasporto con tale titolo che con gli altri strumenti offerti dalla legge (carta verde, licenza di trasporto di armi sportive).

Spesso la licenza in parola viene confusa con la licenza di trasporto di armi sportive, già sopra menzionata, introdotta con la legge numero 85/1986. Questa particolare licenza, la cui originaria finalità era, per l’appunto, quella di agevolare l’attività sportiva, è scarsamente utile per i tiratori, in quanto, pur consentendo il trasporto, non costituisce titolo per l’acquisto di armi e munizioni. Inoltre, la licenza di trasporto consente il trasporto delle sole armi per uso sportivo, quindi non di qualsiasi arma comune da sparo ma solo di quelle che sono state classificate come sportive. Al contrario, la licenza di porto di fucile per il tiro a volo consente il trasporto sia di armi comuni sia di armi sportive, senza alcuna differenza. Ulteriore non trascurabile difetto è che la licenza di trasporto di armi sportive è sottoposta a rinnovo annuale, mentre abbiamo visto che la licenza per il tiro a volo dura sei anni.

Poligoni di tiro privati

Spendiamo ora qualche parola sui poligoni di tiro gestiti da privati, di cui oggi si parla molto. Per diversi decenni il tiro a segno è stato monopolio del Tiro a Segno Nazionale, ente pubblico derivato dallo scioglimento delle Società di Tiro esistenti fino all’avvento del regime fascista. A quell’epoca, lo Stato decise di nazionalizzare le attività di tiro nell’ottica della generale militarizzazione della popolazione; nei poligoni si svolgeva infatti l’attività di addestramento pre-militare e post-militare. Con il ritorno della democrazia il Tiro a Segno Nazionale, pur continuando a operare in una sorta di regime di monopolio, ha acquisito una valenza prevalentemente sportiva, tanto che gli impianti sono passati sotto l’egida dell’Unione Italiana Tiro a Segno (UITS), a sua volta facente riferimento al Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il CONI.

Foto 003Le Sezioni del Tiro a Segno Nazionale continuano a godere di determinate prerogative, tra cui la possibilità di rilasciare certificati di abilitazione al tiro (per le persone che ne hanno bisogno per il rilascio di licenze) e di vendere cartucce in poligono, da utilizzare però esclusivamente all’interno del poligono stesso. Purtroppo, però, la rete delle Sezioni era ed è alquanto limitata, soprattutto nel Sud e nelle isole, sicché chi voleva addestrarsi al tiro era spesso costretto a percorrere centinaia di chilometri dal suo luogo di residenza al poligono più vicino. Inoltre, l’attività di tiro nei poligoni istituzionali era spesso limitata e rigida, nel senso che – per ragioni di burocrazia esterna o interna – molte attività come per esempio il tiro dinamico non erano consentite o venivano estremamente condizionate. Verso la seconda metà degli anni Novanta si è fatto strada il convincimento della legittimità del tiro svolto in luoghi diversi dagli impianti del Tiro a Segno Nazionale da parte di persone in possesso di licenza di porto d’armi, però solo per l’uso delle armi che si è autorizzati a portare.

Sono cominciati così a sorgere poligoni privati, che originariamente erano riservati a titolari di porto d’armi specifico (quindi, lo ripetiamo, vi si poteva sparare con la pistola solo se titolari di licenza di porto di pistola o rivoltella). In seguito si è cominciato ad accettare l’idea che, quando il poligono è strutturato in modo tale da non consentire un generalizzato accesso al pubblico, e quindi l’accesso è riservato ai soli soci, anche le persone sprovviste di licenza di porto potessero esercitarsi al tiro a determinate condizioni: essere soci del poligono; avere un idoneo titolo per il trasporto delle armi e delle munizioni; effettuare le esercitazioni sotto il controllo di persona in possesso quanto meno di licenza di porto d’armi, responsabile del controllo della linea di tiro. I frequentatori di tali poligoni, come già detto, non possono acquistarvi le munizioni ma devono esserne già provvisti al momento del loro ingresso: da qui l’esigenza di essere titolari di una licenza che consenta l’acquisto delle cartucce.

Foto 004La diffusione di queste strutture ha trovato riconoscimento anche nella legge, che prevede oggi la regolamentazione dei poligoni non appartenenti al Tiro a Segno Nazionale. Tale regolamentazione non è ancora vigente, in quanto manca il provvedimento attuativo del Ministero dell’Interno. Tuttavia, i poligoni privati continuano a operare, anche se manca un quadro tecnico-normativo per stabilire i parametri di sicurezza e quant’altro necessario per garantire il loro funzionamento nel rispetto della sicurezza dei frequentatori e in generale della sicurezza pubblica. Ovviamente, c’è da sperare che le norme che verranno introdotte saranno tali da consentire il contemperamento delle esigenze di sicurezza con quelle degli utilizzatori del poligono senza porre limitazioni irragionevoli e, soprattutto, senza imporre costosi interventi tecnici, tali da rendere antieconomica la gestione dell’impianto.