Una brutta notizia

Una brutta notizia

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Cari lettori, cari amici delle forze di polizia e perfino dei laboratori di polizia scientifica, cari giornalisti, vi dobbiamo dare una brutta notizia: l’ogiva non esiste. O meglio: esiste, ma non è ciò che pensate.

ogiveQuella parte della cartuccia che ostinatamente definite ‘ogiva’ in realtà si chiama ‘proiettile’. Da sempre. E ‘ogiva’ non è né un sinonimo né tanto meno un termine dotto per indicare il proiettile: semplicemente, è una parola sbagliata. L’ogiva, infatti, è la parte anteriore del proietto di artiglieria che sopporta la maggior parte della resistenza dell’aria, un solido di rivoluzione generato da un solo arco di cerchio ma anche da due archi, di cui quello di raggio minore alla punta; può essere ricavata di getto con il corpo (ogiva monoblocco) oppure avvitata (ogiva composta). Vi è poi l’ogiva tagliavento o falsa ogiva, di lamierino, che si applica in apice ai proietti a ogiva troncata o di piccolo raggio che si sparano nelle artiglierie a tiro teso, per ripristinare l’opportuna aerodinamicità.

Qualcuno potrebbe dire che non è una questione importante, oppure che si tratta di un errore semantico trascurabile che si stempera nella attuale, deprimente sciatteria dei tempi moderni. Questa infatti è l’epoca dell’assolutamente sì e addirittura del solo assolutamente, avverbio che in realtà non afferma alcunché; del pantalone e dell’occhiale, sostantivi che nell’idioma di Dante esistono soltanto al plurale, e dei curricula, un prestito linguistico che vuole invece il singolare; per non parlare dei fenomeni, che sarebbero i temporali, e della sostanza, la droga di una volta. D’altra parte pochi conoscono il significato del verbo comminare, che molti credono voglia dire infliggere, come tanti non sanno che si dice esumare (dal latino ex, fuori, e humus, terra) e non certo riesumare, che al massimo può voler dire esumare più volte. Povera salma.

MAG-OKE poveri noi, costretti da giornalisti televisivi che fanno scempio della punteggiatura a subire anche improbabili accentazioni (òmega e Nòbel i casi più frequenti), altrettanto improbabili verbi inesistenti nella lingua italiana (l’ormai comune testare, o l’orribile attenzionare), oppure obbrobri della logica come i militari del Genio Civile, entrati in azione nei canali della televisione dove imperano pure termini gergali che probabilmente danno l’illusoria sensazione, a chi li usa, di padroneggiare la materia: il treno diventa materiale (materiale corrispondente, se si tratta di un convoglio in coincidenza), le bombe ormai non esplodono più ma fanno saltare in aria, e se avviene un terremoto, rigorosamente cinque punto uno (in Italia i decimali chiedono la virgola, non il punto), le case non crollano, ma vengono giù perché non sono state messe in sicurezza (una insignificante locuzione che non si nega più a nessun evento). Chi li utilizza probabilmente è un Dott. ma abbrevia il proprio titolo con la sigla Dr., cioè alla tedesca; e se appartiene al gentil sesso, con l’atroce ibrido Dr.ssa. Amici lettori, non è solo un problema di parole. La forma è sostanza, diceva qualcuno, e le parole servono perché svolgono un compito importante ai fini della comprensione. A noi piace fare le cose per bene, come si usava una volta: pertanto nelle pagine della Vetrina delle Armi non troverete mai un’ogiva, ma soltanto articoli di grande qualità.